Assessore Viale: “Analisi, caccia ai furbetti in tutte le ASL”

«Già non abbiamo molte risorse, ci manca ancora che ci sia qualcuno che faccia il furbo, perché alla fine sono soldi in meno che entrano nelle casse delle nostre Asl e dei nostri ospedali». Un doppio fronte preoccupa l’assessore regionale alla Salute Sonia Viale che è subito intervenuta sullo scandalo del laboratorio di analisi dell’ospedale San Martino Ist dove la Corte dei Conti ha chiesto 65 mila euro a 78 dipendenti che non hanno fatto pagare gli esami del sangue a medici, dirigenti, parenti, amici, amiche e raccomandate. Un’abitudine che si è trascinata per anni (l’indagine si riferisce al 2008 e al 2009), ma non è detto che sia stata interrotta nel principale ospedale ligure (settemilioni di test all’anno) come negli altri da Sarzana a Bordighera, laboratori delle Asl compresi. Verifiche in tutta la Liguria Non è un caso che ieri mattina l’assessore Viale abbia sollecitato tutte le Asl liguri «ad effettuare verifiche e controlli in tutti i laboratori di analisi: è vero che i fatti contestati si riferiscono ad alcuni anni fa ma voglio essere sicura che la situazione sia sotto controllo e che la gestione dei sistemi informatici interni di fare esami gratis a colleghi, parenti e amici. Su queste cose occorre rigore». Sottolinea che è compito delle aziende sanitarie, e non della Regione, controllare che non si verifichino comportamenti illeciti e scorretti. «È nei loro compiti, ma dovranno al più presto relazionarmi sui controlli: dove li hanno fatti e quali sono stati i risultati». Non manca una tiratina d’orecchie ai manager – non fa nomi, non è nel suo stile m“ministeriale”, figlio dell’esperienza nella staff di Maroni al ministero dell’Interno. «Ricordo che rientra nelle loro competenze».Tensione al San Martino Nel frattempo, all’interno del Laboratori o di analisi del Monoblocco il clima è teso: il primario Michele Mussap è in difficoltà e il personale ha chiesto un incontro con la direzione sanitaria. L’allegro andazzo è stato scoperto dai carabinieri del Nas, che indagavano sulla truffa dei pap-test (26mila esami sotto banco e in nero con un giro d’affari di oltre due milioni di euro). Il pubblico ministero della la Corte dei Conti, Claudio Mori, ha tirato le somme e chiesto il risarcimento dei danni a 78 persone del laboratorio centrale: medici, biologi, tecnici di laboratorio,infermieri, impiegati e persino una suora: utilizzavano il codice d’interno “la bin” per aggirare il pagamento del ticket. C’è chi deve risarcire 100 euro per una manciata di test, chi 500eipiù attivi nei favori a colleghi e amici, arrivano a 2.000 euro. «Mediante un codice di comodo occultavano la rendicontazione dei test, provocando un danno all’ospedale». Alcuni dipendenti, per evitare altri problemi, hanno già comunicato che sono pronti a saldare il conto,altri si sono già rivoltiaun avvocato.
Tratto da ‘IlSecoloxix 08-09-15’