I tre tenori stregati dalle banchine “La politica? Qui conta il risultato”

L’impressione è che per un giorno la politica, quella romana per intenderci, passi davvero in secondo piano. O, meglio, si faccia da parte. Leghisti e democratici provano a guardare agli obiettivi che un porto come quello di Genova può offrire. Un antidoto alla crisi del sistema – Italia che sembra avere pochi eguali sul territorio. A Burlando, certo, non è necessario spiegare il porro di Genova. Casomai può spiegarlo lui agli altri. Ma Cota e Maroni, per loro stesso ammissione, si dicono “impressionati” dai numerie dalla forza d’urto di uno scalo come quello genovese. Per rinforzare il giudizio, ben vengano tanti altri amministratori liguri che salgono sul battello presidenziale, gli assessori regionali Tesco, Pinta, Berlangieri. E poi il neo comandante della Capitaneria di Porto, Melone, sollecito nel ricordare il ruolo fondamentale che la Guardia Costiera svolge nello specchio acqueo. E’ un pomeriggio utile soprattutto a mostrare dal vivo la forza della Lanterna e, perché no, anche i fasti del suo passato. Il presidente Merlo non si lascia certo scappare l’occasione dì invitar le  due delegazioni lombarde e piemontesi a visitare la mostra per gli ottant’anni dalla conquista del Nastro Azzurro da parte del transatlantico Rex. Ma poi tocca subito a lui tornare al presente e snocciolare numeri che dovrebbero arrivare un po’ più spesso a Roma. «Con l’adeguamento delle infrastrutture di collegamento tra Lombardia, Piemonte e Liguria possiamo abbattere i costi del sistema produttivo e distributivo italiano anche del 20-30%>’ dice il presidente dell’authority. «Stiamo facendo la battaglia per trasformare il sistema portuale italiano spiega Merlo non solo in ambito marittimo ma anche per quanto riguarda i collegamenti e i retroporti. Il Piemonte per noi è la chiave di volta per l’intermodalità e la Lombardia resta il mercato di riferimento. Per potere agire meglio chiediamounapiccolapartedei3,3 miliardi di accise prodotto ogni anno dallo scalo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco  dì Genova Marco Doria. «Dall’unione delle forze delle tre regioni e delle città possono trarre giovamento tutti a cominciare dal turismo legato all’Expo 2015. Genova, come è stato in passato ha bisogno di proiettarsi nell’entroterra. Il suo porto, che guarda sia al Mediterraneo sia alla Cina, è l’ingresso e il punto di partenza per l’Italia». Tocca a lui, storico e professo- te, ricordare il grande avvenire alte spalle della Lanterna.
Il primo banco di prova dell’alleanza è già partito, il terzo valico. Fra due anni ci sarà l’Expo di Milano. Cosa chiedere di più? «Attenzione — avverte il presidente della Lombardia Roberto Maroni—non è ancora un grande accordo, ma è un nuovo inizio di collaborazione, può essere l’inizio di un grande accordo dei territori, delle regioni sulla base di interessi comuni. Non è la macroregione ma, con un ternine coniato dal presidente Burlando, la grande regione che ha interessi comuni. E’ un percorso che nasce ora. Da qui parte un percorso che credo porti nella direzione giusta, con molta concretezza, senza atteggiamenti ideologici».
«Noi abbiamo un territorio tra Piemonte, Liguria e Lombardia, che è omogeneo e ha una serie di esigenze comuni, che vanno affrontate — chiude il presidente del Piemonte Roberto Cota. Se questi temi saranno affrontati bene, sarà essenziale per il benessere delle comunità e lo sviluppo del nostro sistema produttivo. E’ una grande opportunità che dobbiamo cogliere insieme».
Da oggi ognuno torna a giocare nella propria squadra, ma se la volontà di partecipare all’operazione Nord Ovest è reale, si può rischiare anche una punta di ottimismo.