Libia, Viale: “Ennesima mazzata sull’export del made in Liguria”

Il segretario regionale della Lega Nord Liguria pone l’attenzione sulle ricadute negative dell’attuale situazione libica. “I governi di centrosinistra di questi anni non hanno fatto altro che incentivare l’importazione di nuovi poveri anziché promuovere l’export delle nostre aziende”

“Grazie all’assurda politica dell’Europa, avvallata dai governi di sinistra che si sono avvicendati nel nostro Paese in questi anni, dobbiamo fare i conti con le conseguenze di avere la guerra a poche miglia delle coste italiane, il pericolo concreto di jiadisti pronti a tutto in casa nostra e con il rientro forzato fuga delle nostre aziende oggi in fuga dopo che per anni hanno fatto business e creato occupazione in Nord Africa» così dichiara Sonia Viale, segretario regionale della Lega Nord Liguria, in merito alle ripercussioni sull’economia, anche ligure, dell’attuale situazione libica. «I dati pubblicati dai principali analisti del settore delle piccole imprese – spiega Viale – confermano le nostre paure che da tempo abbiamo denunciato in fatto di assurde scelte in politica estera e nel quadro della geopolitica del Mediterraneo. Il “Mare nostrum” è sempre stato nella storia un luogo di pace e di libero scambio: oggi è uno scenario di guerra aperta e sinonimo di scellerate operazioni di importazione di nuovi poveri oltre che di morte.

Secondo Confartigianato le imprese liguri hanno perso il 37% di export verso la Libia solo nell’ultimo trimestre del 2014. Secondo la Cgia di Mestre, i primi 9 mesi del 2014 si sono chiusi con un calo di scambi commerciali di -1,32 miliardi a livello nazionale.

Non possiamo neppure ancora quantificare il potenziale danno economico ora che le nostre imprese sono costrette alla fuga definitiva: infatti stanno scappando anche gli ultimi imprenditori rimasti sul suolo libico, dopo la caduta di Gheddafi che aveva comportato già un ingente crollo nella bilancia commerciale pari a -10,5 miliardi di euro solo nel 2012.

Ricordo inoltre che l’Italia – il Paese che in Europa paga il conto più alto per l’energia – importa dalla Libia petrolio e gas (pari, nei primi 9 mesi del 2014, all’89 % del totale delle importazioni) ed esporta prodotti petroliferi raffinati (pari al 56% del totale dell’export). Pensiamo cosa significhi interrompere le relazioni anche dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico per le nostre industrie.

È evidente che in questo contesto, oltre che in termini di sicurezza, il nostro Paese e la nostra regione subiscano danni enormi anche dal punto di vista economico. Il governo italiano, assecondando le folli strategie imposte dall’Europa, ha dimostrato l’assoluto disinteresse verso le proprie imprese che tanto avevano da perdere rinunciando a un interlocutore commerciale come la Libia.

Mi risulta che la Liguria, attraverso il lavoro congiunto delle Camere di Commercio, dal 2006 in poi, abbia intensificato notevolmente le relazioni commerciali con la Libia in particolare e in generale con il bacino sud del Mediterraneo anche attraverso la realizzazione di consorzi tra piccole imprese per l’internazionalizzazione finalizzata alla conquista di quei mercati considerati dagli economisti come emergenti. Tutto andato in fumo.

Il governo Renzi ha avuto la possibilità di dimostrare quanto sa fare in ambito europeo: il fallimentare semestre di presidenza ha confermato la totale inaffidabilità nel portare avanti le richieste delle imprese italiane – dall’agricoltura alla pesca -. Bisogna mandare a casa Renzi e il Pd: hanno fatto già troppi danni per l’Italia. Il 28 febbraio saremo in piazza del Popolo a Roma per dire #renziaacasa”.

Tratto da Savona News 20-02-15