Liguria, la Lega chiede rigore su spese e assunzioni

GENOVA. Rotta la diga con Pd e Sel, i resoconti dei bilanci dei gruppi consigliari della Regione Liguria ieri sono stati resi pubblici uno ad uno. Voci aggregate, poco più di uno scontrino del supermercato, ma almeno è un inizio. Anche se c’è già chi va oltre. Fiutata aria di tempesta dopo lo scandalo delle spese allegre che sta facendo tremare la Regione Lazio, la Liguria cerca di giocare d’anticipo e già annuncia restrizioni alla legge sul finanziamento ai gruppi che le costa ogni anno 2 milioni e 914 mila euro. Il consiglio regionale ligure si è fatto sorprendere in mare aperto con i partiti riottosi a mostrare i bilanci fino a sostenere «che in un sistema democratico non ci debba essere confusione fra organi di informazione e organi preposti al controllo», incassando anche una rimbeccata da parte del segretario dell’Associazione Ligure Giornalisti, Marcello Zinola: «I giornalisti non si sostituiscono “agli organi di controllo” che, in altre regioni, stanno passando al setaccio le forme di finanziamento ai partiti, ma svolgono il loro ruolo». Ma ieri, potenza della politica, ecco il sorpasso a sinistra con il presidente del consiglio, Rosario Monteleone (Udc) che convoca ufficio di presidenza e conferenza dei capigruppo per annunciare che presenterà una proposta per modificare la legge regionale sul finanziamento ai partiti: tre sole voci finanziabili personale, attività politica e spese di funzionamento e bilanci sottoposti al controllo di una società di revisione.
Quella del presidente Monteleone non sarà l’unica proposta di legge sull’argomento. La gara è aperta. Il primo a presentarsi ai blocchi di partenza è il leghista Edoardo Rixi, illuminato dalla legge della Regione Lombardia. Qual’è la differenza con il sistema ligure? Una soprattutto: il personale dei gruppi è alle dipendenze del consiglio regionale, contratti uguali per tutti. «Anche se nella nostra regione non ci sono statica- si di utilizzo improprio di denaro pubblico da parte di gruppi politici, però è necessario mettere alcuni paletti sulla discrezionalità dell’utilizzo dei fondi. Questione di trasparenza» dice Rixi insieme ai colleghi del Carroccio Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo. I paletti della Nord sono: pubblicazione annuale sul sito della Regione dei bilanci di ogni gruppo consiliare, ma anche delle spese sostenute dall’Ufficio di Presidenza; certificazione dei bilanci da parte di una società di revisione esterna iscritta all’ albo speciale tenuto dalla Consob; divieto di assumere coniugi e parenti di ogni grado; tetti di spesa sulle varie voci del bilancio (ad esempio: le spese di rappresentanza non possono valere più del 3% del bilancio annuale del gruppo; la ristorazione il 5%, ecc.); separazione netta dei costi del personale dai costi di funzionamento del gruppo (come avviene, appunto, in Regione Lombardia). Nel frattempo qualcuno anche in Liguria ha capito che di mancanza di trasparenza la politica può morire e si è dato da fare. Da ieri il bilancio del gruppo regionale di Sel è pubblicato sul sito ligure del partito di Vendola, insieme alla proposta di legge (già annunciata in commissione) sull’anagrafe degli eletti, una specie di radiografia economica e politica di tutti coloro che entrano nell’emiciclo dell’assemblea regionale. E dai banchi dei Riformisti Italiani, presenti in consiglio da marzo, Raffaella Della Bianca non si limita a fornire cifre asettiche e percentuali di spesa, ma anche documentazione, ricevute, pezze giustificative, a cominciare dall’estratto conto bancario del gruppo allegato al bilancio. «In questo momento la politica ha bisogno di chiarezza».

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