Liguria, under 14 già ubriachi: 200 ragazzini all’anno in coma

Dal leghista Rixi un richiamo in comune.

L’allarme lanciato dal Centro Alcologico Regionale è stato raccolto anche dalla politica e il consigliere comunale della Lega Nord Edoardo Rixi ha chiesto lumi al Comune affinché si vigili su questo fenomeno che arriva dagli Stati Uniti e ha contagiato anche gli adolescenti nostrani.«Il problema è grave e non si può nascondere: il 25 per cento dei genovesi maschi sotto i 24 anni e il 10 per cento delle femmine è a rischio di contrarre malattie legate al consumo di alcol» dice Gianni Testino, direttore dell’Unità operativa contro gli abusi dell’alcol del San Martino e coordinatore del centro alcologico regionale.

Cifre che fanno paura se si aggiunge il fatto che sempre in Liguria ci sono circa 200 ricoveri all’anno di bambini sotto i 14 anni in coma etilico. «Non a caso la legge vieta il consumo di alcol sotto i 16 anni – continua il gastroenterologo – infatti a un bambino di 12 anni bastano tre birre piccole per cadere in coma etilico e una sbronza presa sotto i 16 anni provoca un’infiammazione al cervello che dura un anno».

E poi c’è la «drunkoressia» che si basa sul bere due o tre litri di whisky o altri superalcolici senza mangiare. «Il corpo reagisce producendo calore che fa bruciare calorie e dimagrire, mentre il cervello viene “imbrogliato” e ci si sente sazi come se si avesse mangiato», spiega il medico. Il risultato è il dimagrimento, ma il fegato in poco tempo diventa una specie di «paté».

I dati statistici dicono che un giovane su 4 sotto i 24 anni muore per colpa dell’alcol, soprattutto in incidenti stradali.«Poi ci sono quelli che arrivano da noi in reparto con esami sballati o ecografie da paura – dice Testino – e sono i ragazzi che vengono mandati dai medici di famiglia o dalle associazioni che aiutano a disintossicarsi, con le quali collaboriamo sotto il profilo medico».

L’alcol come una droga dunque, con la differenza che il giudizio è meno netto. «Il consiglio regionale ha fatto una gran cosa tutto unito destra e sinistra a creare il centro alcologico regionale – dice lo specialista – il problema sono le amministrazioni piccole, i comuni che organizzano sagre con fiumi di birra o alcol a prezzi “da sagra” appunto. Certo i produttori di alcolici devono guadagnare, ma vanno valutati gli aspetti sanitari che stanno diventando allarmanti, e che coinvolgono la popolazione giovane più a rischio proprio per la scarsa maturità dell’organismo».

Di qui l’interrogazione di Rixi che analizza il fenomeno genovese e chiede a Tursi di correre ai ripari e di vigilare anche sui nuovi fenomeni che stanno dilagando, mode pericolose come la «drunkoressia» che provoca una carenza di vitamina B1 causa di effetti devastanti sul sistema nervoso. «La dipendenza da alcol è legata anche al gioco d’azzardo – rileva Rixi – basti considerare che in molte sale da gioco cittadine vengono offerte gratuitamente bevande alcoliche a chi sta alle slot machine».

Rixi chiede che l’amministrazione comunale non sottovaluti l’emergenza e che soprattutto nel centro storico, anche per ragioni di sicurezza si vigili sulla presenza di venditori ambulanti di alcolici che certamente non sono regolari. «Va dato anche sostegno alle associazioni che insegnino ai giovanissimi i rischi legati al bere smodato – dice Rixi – è di pochi mesi fa la ricerca effettuata su 1500 ragazzini di 12-13 anni nelle scuole di Centro, Cornigliano, Voltri, Sampierdarena e Struppa: il 77 per cento ha dichiarato di aver provato l’alcol già almeno una volta».

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