Mozione disturbi alimentari

Al Signor Sindaco
Comune di Genova
SEDE

MOZIONE

PREMESSO che il 15 marzo è stato “dedicato “ alla giornata per la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare : una giornata in cui tutta l’Italia si sarebbe colorata di lilla, rifacendosi alla settimana “pervinca” contro i disturbi alimentari in America ;

RICORDATO

-che i dati legati ai disturbi alimentari, sono preoccupanti : il 5% di adolescenti italiani, circa 100.000 giovani, in una fascia d’età compresa fra i 15 ed i 18 anni, con prevalenza femminile, hanno rapporti conflittuali con il cibo;

-che le statistiche relative al territorio nazionale rilevano che a Genova il rapporto fra i due sessi relativo  al problema è prevalentemente femminile in quanto interessa le ragazze al 98%, su una percentuale nazionale del 95%;

EVIDENZIATO

-che il fenomeno dell’anoressia è ormai conosciuto ampiamente, anche se in una visualizzazione dei dati si riscontra una stabilizzazione dei pazienti interessati da casi di anoressia, ma si evidenzia un aumento di casi di bulimia, fenomeno in precedenza sottostimato;

-che, secondo gli esperti, i dati permettono l’analisi dei comportamenti e dei rischi : la fascia di età di donne colpite da anoressia è quella delle giovanissime, mentre la bulimia interessa la fascia d’età compresa tra i 30 ed i 40 anni ;

SOTTOLINEATO

-che è presente comunque l’abbassamento dell’età legato ai disturbi alimentari :già esistono casi di bambine di 9 – 10 anni che danno segnali di problemi connessi a tali disturbi;

-che la prevenzione è fondamentale ed ai primi segnali le famiglie dovrebbero attivarsi e rivolgersi a centri specializzati e di ascolto, perché fingere che il problema non esiste è il rischio di condannare  queste giovani nel baratro del “non ritorno”;

-che già da qualche anno è presente, tra questi disturbi, anche il “binge eating”, che inizialmente colpiva casalinghe e donne di mezza età ma si è esteso anche agli adolescenti e crea un disagio psicologico non trascurabile;

CONSIDERATO   che è necessario porre la massima attenzione su tutte le patologie che costituiscono i disturbi alimentari, riconoscendole come “malattie sociali” e combattere fortemente qualsiasi forma che istiga a tali comportamenti;

APPURATO

-che un’iniziativa da attuare come forma di prevenzione è intervenire sulla chiusura dei numerosissimi siti “pro ANA” ( per la personificazione dell’anoressia) e “pro MIA” ( per la personificazione della bulimia) via internet  ( si parla di cifre attorno ai 300.000 siti in Italia) dove negli ultimi tempi si è verificato un cambiamento in tali comunità : se inizialmente gli utenti “celavano” sé stessi dietro pseudonimi o icone, ora tali gruppi si diffondono attraverso i vari social network, in particolar modo Facebook ;

-che tali siti formulano consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso, facendo ricorso a pratiche di restrizione alimentare prolungata, inducendo in tal senso al baratro dell’anoressia e bulimia nervosa : veri e propri “manuali di istruzione” per raggiungere una magrezza troppo spesso anticamera di morte ;

-che non è più pensabile un allungamento dei tempi sulla necessaria individuazione del nuovo reato d’istigazione al ricorso a pratiche alimentari atte a provocare l’anoressia e la bulimia, peraltro presentato come PROPOSTA DI LEGGE alla Camera dei Deputati il 28/11/2008, ma senza aver avuto seguito nell’iter : in sinergia con le altre Istituzioni, in modo particolare con la Regione che potrebbe farsi promotrice di una Legge regionale proprio in tal senso . Un segno di grande attenzione verso questa piaga che non solo minaccia pesantemente la salute di centinaia di giovani ma ne mette gravemente a rischio la stessa vita;

-che va tenuto in considerazione che il fenomeno, al di là della grande incidenza della fascia giovanile, sta da tempo assumendo aspetti tanto gravi da non risparmiare neppure  uomini, donne e classi economiche;

CONSTATATO che da un punto di vista medico, il dato inquietante è che solo il 50% dei soggetti colpiti riesce a guarire e solo dopo un periodo di cinque anni è possibile definirli “fuori pericolo”;

RISCONTRATO

-che di fronte ad un incalzare del fenomeno così in maniera dirompente, non è più sufficiente un solo incontro come quello svoltosi proprio il 15 marzo al Superstore Coop Liguria a Sestri Ponente, alla presenza delle Associazioni AF.CO.DA, Briciole di Pane e Minutro di vita che hanno promosso  un dibattito, proprio per aiutare, far conoscere il dramma di questi disturbi e per far comprendere che a tutt’oggi sono ancora fortemente sottovalutati dai media e dalle Istituzioni e non combattuti nel modo giusto;

-che è l’assenza delle Istituzioni a pesare gravemente in questo percorso : se pensiamo che nel 2010, nel corso di un convegno di AF.CO.DA (Associazione familiari contro i disturbi alimentari)- da tempo impegnata con  un’opera di volontariato ad affrontare tali drammatiche situazioni – l’assessore Regionale alla Sanità aveva assicurato che nell’arco di un anno sarebbe stata aperta una nuova struttura a Genova : un nuovo centro specializzato sui disturbi alimentari. Non si possono fare false assicurazioni su persone psicologicamente minate da malattie subdole come quelle legate ai disturbi alimentari e soprattutto non tenendo presente quali sono i drammi che queste famiglie vivono quotidianamente tra le mura domestiche;

SI IMPEGNA IL SINDACO

-ad avviare sinergicamente con Regione e ASL uno studio di programmazione atto a trovare risorse sufficienti per la costruzione di un nuovo centro specializzato sui disturbi alimentari, perché nessuna Istituzione ha né il diritto né il dovere di sottrarsi agli appelli delle famiglie, dei pazienti e degli operatori del settore;

-a prendere atto che ormai la politica del rinvio deve essere abbandonata perché nessuna insufficienza è ormai più accettabile: il ricordo di Giulia, scomparsa due anni fa proprio a Genova, a soli 17 anni, è ancora molto vivo specie tra quelle famiglie che stanno vivendo la tragica storia di una figlia (o di un figlio) in anoressia/bulimia e vivono la drammatica sofferenza di chi, come nel caso di Giulia, ad un passo dalla probabile salvezza  si è scontrata, dopo aver raggiunto la consapevolezza di essere malata, con il deficit sanitario :l’attesa di 40 giorni per un incontro in una struttura convenzionata in Veneto e a conferma della sua idoneità, la messa in lista d’attesa. Troppo tempo. Troppo tardi per averla potuta salvare;

-ad assumere con realismo la volontà di agire su quanto è possibile : ci sono in Italia solo una quindicina di strutture pubbliche specializzate con un numero di posti letto che non supera le 20 unità in ciascuna, a fronte di oltre 300mila casi conclamati  ed oltre 3milioni di soggetti con disturbi alimentari. Un Amministratore non può essere indifferente davanti a tali dati e non può mettere a rischio centinaia se non migliaia di giovani di non riuscire a diventare “grandi”, come è stato per Giulia. Perché non basta un fiocchetto lilla a ricordare il dramma dei disturbi alimentari che rappresentano ormai una piaga sociale, specie giovanile, che può trasformarsi in una bomba ad  orologeria se chi di competenza gioca al risparmio, per leggerezza o semplice burocrazia, non considerando invece i drammi umani.

Il Capogruppo Lega Nord

 Edoardo Rixi