Mozione su OGM

Genova,  10 marzo 2014

Prot. N. 784/ac

  Al Signor Presidente del Consiglio regionale della Liguria
Sede

MOZIONE

Premesso che:

con la sigla OGM si identificano gli organismi geneticamente modificati, siano essi animali o vegetali, il cui materiale genetico è stato alterato attraverso l’utilizzo di tecniche ingegneristiche;

la direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, rappresenta la norma comunitaria di riferimento sugli OGM ed è stata recepita in Italia dal decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224 che individua nel Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare l’autorità competente a livello nazionale con il compito di coordinare l’attività amministrativa e tecnico-scientifica, il rilascio delle autorizzazioni e le comunicazioni istituzionali con la Commissione europea;

il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituendo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e fissando le procedure relative alla sicurezza degli alimenti;

con il regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, l’Unione europea ha poi compiutamente regolamentato le procedure concernenti l’autorizzazione e la circolazione degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati.

Considerato che:

la comunità scientifica non ha ancora espresso una posizione univoca in merito agli effetti sulla salute umana degli OGM, con presenza di opposte posizioni tra chi ritiene che non si abbiano rischi e quanti invece affermano che i pericoli che scaturiscono da manipolazioni genetiche siano di gran lunga superiori agli eventuali benefici;

lo sviluppo dell’agricoltura transgenica rispetto all’incertezza delle valutazioni scientifiche sulla potenziale tossicità degli OGM appare in contrasto con il principio di precauzione che l’Unione europea pone a tutela della salute umana;

nel rapporto annuale 2013 dell’International service for the acquisition of agribiotech applications (Isaaa) si evidenzia come solo cinque Stati dell’Unione europea, ossia Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania, abbiano coltivazioni OGM e che di fatto in Europa stiamo parlando di circa 148 mila ettari coltivati a mais (l’1% della produzione totale) concentrati per lo più in Spagna che copre il 94% degli investimenti totali. Lo stesso rapporto indica che nel mondo gli ettari coltivati sono circa 175 milioni sparsi in 27 Paesi fra cui soprattutto Stati Uniti (70 milioni circa), Brasile (37 milioni), Argentina (24 milioni), Canada (11 milioni) e Paesi in via di sviluppo;

la nostra agricoltura è essenzialmente di tipo multifunzionale e assolve a compiti che vanno oltre la semplice produzione di alimenti e materie prime, svolgendo un ruolo di difesa integrata del territorio e di tutela del paesaggio e degli aspetti culturali tradizionali legati alle aree rurali.

non esistono, al momento, strumenti e tecniche efficaci al fine di escludere le contaminazioni “in campo” di terreni dedicati alla coltivazione di prodotti agricoli convenzionali da parte delle varietà geneticamente modificate, ledendo, di conseguenza, il diritto fondamentale di scelta aziendale da parte degli agricoltori in fatto di piani colturali.

Rilevato che:

l’articolo 22 della direttiva 2001/18/CE dispone la libera circolazione degli OGM autorizzati in conformità della norma stessa mentre l’art. 26-bis non consente a uno Stato membro di opporsi in via generale alla coltivazione sul suo territorio degli organismi geneticamente modificati (come chiarito da una sentenza del 2012 della Corte di Giustizia dell’Unione europea), limitandosi a prevedere l’adozione “di tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti”;

nell’ordinamento comunitario esiste la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, art. 25 del D.Lgs. 224/2003, in recepimento a quanto stabilito dall’art. 23 della direttiva 2001/18/CE, che permette ad un Paese membro di limitare o vietare temporaneamente l’uso o la vendita di prodotti OGM se considerati rischiosi per la salute o per l’ambiente;

l’articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 dispone l’adozione di provvedimenti di emergenza in caso di rischi per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, miranti a sospendere o modificare eventuali autorizzazioni, conformemente alle procedure previste agli articoli 53 e 54 del regolamento (CE) n. 178/2002 che prevedono la possibilità di attuare misure cautelari provvisorie.

Evidenziato altresì che:

le Regioni hanno più volte espresso la loro ferma contrarietà all’introduzione di colture transgeniche evidenziando la necessità che il futuro regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, di modifica della direttiva 2001/18/CE, per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio, sia il più possibile adeguato a salvaguardare l’agricoltura locale, la qualità e la specificità dei nostri prodotti;

l’Italia è leader nella produzione di alimenti di qualità e ha il maggior numero di prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciuti in Europa, oltre 4.500;

la diffusione di coltivazioni OGM potrebbe determinare profondi cambiamenti nella nostra agricoltura con pericoli non solo dal punto di vista della sicurezza ambientale e alimentare, ma anche sotto l’aspetto dell’omologazione con la possibilità di perdita della nostre originalità e peculiarità;

mentre in Europa otto Stati Ue (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Polonia) hanno adottato la clausola di salvaguardia (ma non l’Italia), ad oggi l’Ue ha autorizzato la coltivazione del granturco transgenico dell’azienda Monsanto (USA), individuato come MON810, ed è in arrivo il via libera, da parte della Commissione europea, per il mais della Pioneer Hi-Bred (USA), denominato TC1507 e rispetto al quale 19 Paesi, tra cui l’Italia, si sono già dichiarati contrari;

in assenza di un chiaro quadro di riferimento normativo comunitario che vieti la coltivazione in campo degli OGM e con la possibilità che i singoli Stati membri abbiano, in futuro, la titolarità della scelta, è importante il pronunciamento delle amministrazioni locali e delle Regioni;

IL CONSIGLIO REGIONALE ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLA LIGURIA

IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA

ad adottare una moratoria finalizzata a dichiarare il proprio territorio libero dagli OGM e a promuovere l’intervento degli organi preposti, sotto il proprio coordinamento, per attività ed operazioni di controllo e contrasto alla sperimentazione in campo di colture transgeniche e alla movimentazione e presenza di prodotti non autorizzati;

a richiedere al Governo l’adozione di misure di emergenza e di salvaguardia previste dalla normativa al fine di tutelare le nostre tipicità ed il made in Italy contro ogni forma di omologazione e deriva alimentare mirata alla cancellazione del nostro modello agricolo basato su produzioni di alta qualità;

a trasmettere copia della presente mozione al Presidente del Consiglio e al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali esortando il Governo, anche in previsione del prossimo semestre europeo che vedrà l’Italia assumerne la presidenza, a promuovere la riforma delle nome comunitarie con l’obiettivo di lasciare ad ogni Paese la libertà di autorizzare o meno la coltivazione di OGM all’interno dei propri confini;

a trasmettere copia della presente mozione alla Commissione europea;

a farsi portavoce presso le istituzioni nazionali e comunitarie delle istanze di potenziamento delle procedure di valutazione del rischio ambientale degli OGM a protezione dell’ambiente e del nostro settore agroalimentare.

Francesco BRUZZONE         Maurizio TORTEROLO             Edoardo RIXI