Puggioni: “Case popolari ai liguri, sull’esempio di Padova”

Genova – Il consigliere regionale della Lega Nord Alessandro Puggioni fa un appello a tutti i sindaci liguri e in particolar modo a quelli del Tigullio affinché prendano esempio dall’iniziativa promossa dal sindaco di Padova Bitonci che è riuscito a cambiare i criteri inerenti all’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

“Tutto è possibile – dice Puggioni – e ce lo ha dimostrato il sindaco di Padova. E’ ora di finirla con il sostenere che le case popolari debbano andare agli stranieri a scapito degli italiani. Se c’è davvero l’intenzione di aiutare i residenti liguri che versano in difficoltà economiche ad ottenere un alloggio pubblico, allora si può. Basta volerlo. Ed ecco che, come è accaduto in Veneto, il nuovo regolamento di alloggi Ater varato dall’Amministrazione ha garantito maggiori posti per i nuclei familiari italiani”.

A Padova nelle prime venti posizioni della graduatoria definitiva 2015, nella fascia della categoria protetta, quella con reddito fino a 10mila euro, in tutte le famiglie da uno e fino a cinque componenti, i residenti italiani sono aumentati e gli extracomunitari sono diminuiti. Stessa cosa per quanto riguarda la fascia B, quella fino ai 18 mila euro di reddito.

«Attraverso questi criteri – spiega Puggioni – si premia chi fa parte della comunità da più tempo e ha contribuito al suo benessere essendo residente in città da più anni. Dopo decenni di mala gestione e favoritismi nei confronti di alcuni privilegiati, a Padova è stata ristabilita, come ha detto lo stesso Bitonci, la giustizia sociale. E ciò deve avvenire anche nei nostri comuni. Favoriamo i liguri, questo deve essere l’obiettivo».

Puggioni lancia quindi la proposta di applicare, “a chi fa richiesta di un alloggio popolare, un coefficiente basato sulla residenza, che gli consenta di scalare le graduatorie e non finire sempre nelle ultime posizioni, scavalcato da famiglie non residenti ma con più figli. Questo criterio dovrebbe essere seguito non solo per la casa, ma anche per asili e altri servizi gestiti dal Comune”.

Genova Post Lunedì 14 marzo 2016