Regione: contro Prefettura «Centri in regola, o li chiudiamo» L’assessore Viale: «Strutture inadeguate e nessuno controlla»

Liguria, Regione contro Prefettura «Centri in regola, o li chiudiamo» L’assessore Viale: «Strutture inadeguate e nessuno controlla» CRITICHE AI PUNTI DI ACCOGLIENZA DI GENOVA E PROVINCIA GESTITIDA COOPERATIVE E ASSOCIAZIONI

GENOVA. «Devono essere in regola altrimenti alla prossima ispezione
verranno chiuse. Non mi importa se ci sono pressioni da Roma e dal ministro Alfano per trovare posti per i migranti». Va diretta all’obiettivo il vicepresidente leghista e assessore alla Salute della Regione, Sonia Viale: è un ultimo avvertimento alla Prefettura, alle cooperative e alla associazioni che gestiscono i centri di accoglienza per migranti, dopo che la Asl3 genovese ne ha controllato una trentina. Le strutture più grosse non sono a norma: troppi migranti in spazi ridotti, locali non a norma e condizioni igieniche precarie. «Ci sono requisiti minimi che non sono rigidi come per le case di riposo ma devono comunque essere rispettati: non basta fare un bando e affidare a una cooperativa o a una onlus la gestione di un centro, se poi non si controllano come vivono gli immigrati. La Prefettura che spende fino a 35euro lordi al giorno per ogni ospite, non lo fa e non è accettabile. Nell’ultima gara, definita ad inizio agosto, è prevista una spesa di 3 milioni 175 mila euro per 626 posti a genova fino a dicembre 2015, quindi non stiamo parlando di spiccioli». Centro della Curia bocciato. Gli specialisti di Igiene della Asl genovese che avevano già contestato “l’accampamento” al Palasport, hanno bocciato e definito inadeguati, chi più chi meno,le principali strutture di accoglienza, finite tra l’altro al centro di violente polemiche: l’ex clinica chirurgica dell’ospedale San Martino, l’appartamento di via Caffaro in pieno centro, il padiglione di Quarto all’interno dell’ex manicomio e, nell’entroterra, un agriturismo a Campo Ligure. Un piano dell’ex clinica chirurgica è stato risistemato in fretta, in piena estate, ed è gestito dalla fondazione Migrantes della Curia genovese con don Giacomo Martino in prima linea. «Io se fossi al governo non farei venire in Italia i seducenti profughi – denuncia Viale – ma, una volta che sono qui, hanno diritto ad una sistemazione adeguata, non certo come al San Martino dove sono ammassati, spesso in locali senza finestre e con poca aerazione: questa sarebbe igiene? Questa sarebbe accoglienza? Sia chiaro, non è una crociata contro le cooperative: ci sono quelle serie e quelle poco serie, mai controlli sono necessari». Non va bene neanche l’appartamento di via Caffaro, gestito dalla Croce Rossa che fino a qualche anno fa era un casa di riposo: da oltre due mesi ospita un’ottantina di migranti (ragazzi tra i 18 e i 25 anni), con i residenti che hanno creato due comitati, uno che protesta e un altro che ha allungato la mano della solidarietà. Sovraffollato e inadeguato (è utilizzato solo un piano), hanno scritto nel verbale, i controllori della Asl. Che hanno verificato, metro per metro,anche il padiglione dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, gestito dalla cooperativa Agorà: ci sono troppi profughi rispetto alle indicazioni previste nella gara d’appalto, ma almeno è in condizioni igieniche accettabili. Ospiti nel sottotetto Bocciato anche un agriturismo di Campo Ligure dove almeno venti migranti erano alloggiati nel sottotetto. Ha cambiato gestione ed è stato affidato al Ceis che si occupa già di altre strutture.
Hanno, invece, superato l’esame le strutture più piccole che accolgono fin o a un massimo di una decina di persone. «Non voglio che si crei un business e che qualcuno speculi sui profughi, come è successo a Roma e che su questa emergenza si creino altri posti di lavoro e aspettative. Controlli per il rispetto delle persone che vengono accolte e rispetto delle regole: non mi si accusi di razzismo, semmai lo è chi si spaccia per buonista”.
Tratto da: Il Secolo XIX 01-09-15