Regione Liguria, Sanità, la ricetta della Viale: ‘i Liguri prima dei migranti’

Sanità, la ricetta della Viale: ‘i liguri prima dei migranti’
Viale: ‘ Una sanità senza tasse prima di tutto ci sono gli italiani’
Insediata la nuova giunta guidata da Giovanni Toti, intervista alla responsabile regionale della Salute ‘ No a nuove tasse, i residenti avranno la precedenza’
Il mio obiettivo per la sanità ligure è mantenere tutti i servizi migliorandoli, senza aumentare i ticket. Per un programma preciso è ancora presto, ma di una cosa sono certa, il metodo che applicheremo è quello di praticare l’ascolto, quello che più è mancato nella passata gestione. E nelle politiche di welfare voglio riportare al centro gli italiani’. Sonia Viale, vicepresidente della Regione, assessore alla Sanità, alle Politiche socio-sanitarie alla Sicurezza e all’Emigrazione e Immigrazione, non sembra spaventata all’idea di caricarsi sulla spalle uno dei pesi principali dell’amministrazione regionale, presentata ieri (7-07-15 per chi legge) dal Presidente Giovanni Toti.
Ha già iniziato a prendere contatto con il mondo della sanità? “E’ un lavoro avviato in campagna elettorale, e mi sono resa conto che finora l’ascolto degli operatori del settore è mancato, mentre invece dalle esperienze di chi ci vive dentro vengono tante proposte che possono essere essenziali per migliorare i servizi e rispondere meglio alle esigenze dei cittadini. Ho la sensazione che le politiche di questo settore negli anni passati fossero arroccate negli uffici, la mia intenzione invece è di avere le porte aperte”.
Lei avvocato, le sue esperienze precedenti si riferiscono soprattutto al settore degli interni e della giustizia, come affronta questo incarico? “Quando si è posto il problema di occuparmi della sanità e del welfare mi sono fermata a riflettere, ma è anche vero che io in periodi precedenti della mia esperienza politica quando sono stata vicecapo del dipartimento della giustizia minorile mi sono occupata di temi sociali, da parlamentare sono stata promotrice della legge sulla violenza sessuale e sono sempre stata attenta ai temi della donna e della famiglia, che hanno molta attinenza con il sociale e spesso anche con la salute. E’ il mio modello di riferimento sono la Lombardia e il Veneto, non da copiare pedissequamente, ma da utilizzare come spunto per applicare anche qui le cose che funzionano, mettendo al centro l’attenzione all’umanità che soffre nel nostro paese”.
Perché nel nostro Paese?
“Ritengo che sia mancata l’attenzione alle sofferenze di casa nostra, mentre negli ultimi tempi nelle politiche di welfare è stata privilegiata l’attenzione a chi viene da fuori. Non mi risulta che ci siano stati tagli alle risorse per gli immigrati, mente si è trascurata l’attenzione agli italiani. Noi invece vogliamo riportare al centro agli italiani, tenendo insieme le politiche di sanità e di welfare, che prima erano separate, tanto che era stato sospeso il servizio di assistenza domiciliare agli anziani. Uno dei primi impegni è stato proprio quello di ripristinarlo”.
In Liguria la Lega in questa elezioni regionali ha avuto un successo straordinario, anche al di là della aspettative, come se lo spiega?
“Io sono entrata nella Lega da giovanissima, quando ero studente di giurisprudenza e da allora ho sempre vissuto la Lega come una forza politica del cambiamento. Evidentemente è questo che hanno percepito anche i nostri elettori, pur essendo sostanzialmente la forza politica più antica abbiamo sempre mantenuto questa caratteristica, che vogliamo applicare anche alla Regione Liguria”.
Anche la Liguria non è stata immune agli scandali, ci sono stae le inchiest, i processi, qualcuno dava la Lega come un’esperienza finita, come avete fatto a riprendervi così?
“Gli incidenti di percorso possono capitare, bisogna aver la forza di riconoscerli e di voltare le pagine. Questo abbiamo fatto e i nostri elettori lo hanno capito”.
Nella sua campagna ha insistito molto anche sulle politiche femminili, non è un tema quasi esclusivamente di sinistra?.
“Io ritengo che dove esiste una diminuzione e a una penalizzazione della figura femminile, c’è anche una generale diminuzione dei diritti, la battaglia per i diritti di tutti. Gli esempi purtroppo sono evidenti, penso alle tre giovani sfigurate con l’acido in Afghanistan per impedire loro di andare a scuola, ma anche a quello che accade a volte a casa nostra. E sempre la condanna deve essere assoluta”.
Tratto da Repubblica-Genova 08-07-15