Regione: Profughi nel mirino le Cooperative che si occupano dell’accoglienza, Viale: Controlli a tappeto

Viale: «Profughi, controlli a tappeto»
Verifiche della Asl 3 nei centri che accolgono i migranti. L’assessore contro la Prefettura

«CONTROLLATE le strutture che accolgono i profughi. Devono avere i requisiti previsti». L’assessore regionale alla salute Sonia Viale ha chiesto ai vertici della Asl3 di organizzare al più presto un giro nei centri di accoglienza, una trentina tra Genova e l’entroterra, per verificare se condizioni igieniche e sanitarie sono assicurate. È già emerso che non sempre succede e l’esempio più clamoroso è la sistemazione precaria del profughi al Palasport della Fiera del mare. Medici e ispettori di igiene della Asl 3 controlleranno il padiglione all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, l’ex clinica chirurgica del San Martino – aperta in fretta e furia per rispondere all’emergenza posti letto – ma anche comunità alloggio e appartamenti come quello di via Caffaro in pieno centro. Quante persone vengono ospitate in ogni struttura? I servizi igienici sono adeguati? Gli ospiti vengono seguiti e visitati? Finora non c’era mai stati controlli.«È una situazione da tenere sotto controllo anche per tutelare la salute degli ospiti. Non si può dimenticare che c’è una rotazione di persone che hanno abitudini diverse e spesso problemi di salute». Scontro con la Prefettura Sempre sul fronte della gestione dei migranti, Viale contesta la Prefettura che, nelle ultime settimane, ha allargato il numero delle strutture e delle convenzione con cooperative e associazioni. «Ogni centro di accoglienza deve avere un responsabile sanitario, come viene indicato dal ministero dell’Interno, invece a Genova non è previsto nel capitolato d’appalto. Le cooperative che gestiscono queste strutture sono lautamente pagate, ma non rispettano le regole: devono avere un medico e poi, se hanno bisogno, possono appoggiarsi agli specialisti della sanità pubblica, ma così non va e comunque questi costi devono essere addebitati a chi gestisce i centri, non certo alle Asl». Un messaggio politico, quello dell’assessore leghista, che è destinato a lasciare il segno anche nei rapporti con la Prefettura, già abbastanza freddi per le polemiche legate all’arrivo giornaliero dei migranti in Liguria. «Bisogna prestare maggiore attenzione ai servizi forniti dalle cooperative che accolgono i migranti: ci sono servizi, come la presenza di un responsabile sanitario che devono essere garantiti». Il Cie a Forte Ratti. Dagli alloggi temporanei ai Cie. Una decina di anni fa, il Comune aveva pensato di costruire a Forte Ratti il nuovo carcere al posto di quello di Marassi. Ora potrebbe sorgere lì il Centro di identificazione ed espulsione che la giunta di centrodestra vuole realizzare in Liguria. Sul crinale tra Borgoratti e Quezzi, a distanza di sicurezza dalle case, in un’area che può essere facilmente controllata dalle Forze dell’ordine. In Regione, dove il presidente Giovanni Toti e la sua vice Sonia Viale spingono per un Cie, sono tutti blindati sulla possibile sistemazione, ma qualcosa filtra. Nel 2011, quando il ministro dell’Interno era Roberto Maroni (ora governatore della Lombardia) e Viale era uno dei suoi sottosegretari, partì l’ordine da Roma di non perdere tempo perché era opportuno che anche la Liguria avesse un Cie: una bozza del progetto di Forte Ratti era stata inviata al Viminale. Ora il Demanio ha ceduto i suoi forti al Comune di Genova, ma nel primo passaggio, che verrà formalizzato a settembre, sono state inserite le proprietà del ponente e della Valbisagno. Chi spinge per un Cie in Liguria è Fratelli d’Italia; nei giorni scorsi l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano. «Il governo deve chiarire cosa vuole fare per fronteggiare l’emergenza profughi»,commenta il vicesegretario regionale Gianni Plinio .
Tratto da il Secolo xix 10-08-15’