Copia di Sonia Viale esce vincente dal congresso coi vetri oscurati

POCHE PAROLE, mai una sopra le righe. Quasi avesse una dimensione tutta sua dove fare le prove prima di intervenire. D’altra parte lei non se ne fa un cruccio e si accomoda senza problemi sull’etichetta che forse malignamente qualche invidioso le ha appiccicato addosso: «È una che sta al suo posto». «Sì, perché sono soprattutto fedele», ribatte.La soldatina silenziosa è diventata grande e può sedere al tavolo dei generali.

Sonia Viale da ieri è il nuovo segretario regionale della Lega Nord. A lei, maroniana doc, si affida un Carroccio che ha rischiato di sbandare, travolto dal caso Belsito e logorato da infernali lite interne.

Tessera numero uno dei “barbari sognanti” liguri, Viale è al suo primo vero test interno: le esperienze al governo in tre ministeri differenti (alla Giustizia nello staff di Castelli, all’Economia e agli Interni come sottosegretario) l’avevano vista agire nelle retrovie, al riparo dei riflettori, su incarichi più amministrativi che politici. E comunque distante dalla diatriba partitica interna. Eppure, Viale, da 20 anni è sugli scudi. Entra in Lega a 23 anni e l’anno successivo, nel 1992, strappa l’elezione in Comune a Ventimiglia.

Altri dodici mesi e pesca l’elezione alla Camera. È il 1994, l’anno della grande calata padana a Montecitorio. Il primo governo Berlusconi, con i barbari che occupano Roma.

Viale sa stare al suo posto. Sa di essere giovane, il padre Giulio (storico segretario a Bordighera, è stato tra quelli che hanno combattuto le infiltrazioni mafiose in Riviera), le aveva insegnato a non esagerare, a non essere ambiziosa né presuntuosa. In quella casa rivierasca, cresciuta a pane e Bossi, Viale aveva appreso la rigida dottrina militare leghista: in Caserma non c’è spazio per i galli.

Così nel 1996 non trova conferma e da quel momento non sarà più eletta parlamentare. A nulla serviranno le 14mila preferenze delle Europee. Si fa le ossa tra le seconde linee, trova i canali giusti. Ha il fiuto di puntare in Maroni, il quale, cronicamente debole in Liguria (fino a ieri) le si aggrappa per sorvegliare un territorio che vede ostile.

È per questo che chi la conosce giudica così il suo rapporto con Belsito: «Sonia ha da tempo lasciato a casa l’irruenza giovanile. Sa essere molto fredda e per questo Belsito lo ha sostanzialmente ignorato politicamente. Doveva aprire la cassaforte, nulla più. Lei sapeva che non aveva peso politico, quindi non gliene ha mai dato». Vecchi concetti appresi quando si laureava in Legge. E ieri, appena eletta, ha detto: «La Lega è unita. In questo momento siamo all’opposizione ma torneremo il primo partito.

Il mio programma per il futuro: largo ai giovani, meritrocrazia e che i soldi del partito vadano alle sezioni, al territorio che è la nostra vera forza».Non dice che è stato faticoso, che in realtà aveva confidato nella ritirata del suo storico nemico Giacomo Chiappori, che molti non hanno gradito questo congresso a porte chiuse, con le finestre addirittura oscurate…

D’altra parte, Viale giocava fuori casa e mentre Chiappori nell’estremo ponente aveva comunque un suo fortino, «la Sonia»ha vinto grazie ai delegati genovesi, savonesi, spezzini e del Tigullio. Della sua vita privata si sa poco: ne è gelosissima e raramente parla dei fatti suoi anche con i militanti più antichi e vicini. È nubile e conosce poco Genova: così come Genova conosce poco lei.

Questo è il suo gap e dovrà per forza stabilire rapporti con la parte sana del partito che sotto la Lanterna ultimamente se l’è vista brutta. Ma con la sua elezione il “Cerchio magico” ligure perde definitivamente la presa. Azzerato. E vincono i “Barbari sognanti”. Maroni le starà vicino. 

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