La Lega torna sul luogo del “delitto” per la spallata a Monti – articolo sulla manifestazione del 2-12 a Genova

LA LEGA torna sul luogo del delitto. Magazzini del Cotone di Genova, 6 novembre 1994, i militanti lumbard mostrano pollice verso e un Umberto Bossi in piena forma dà la prima picconata, quella decisiva, al governo Berlusconi. Che cadrà infatti poco prima di Natale. Diciotto anni dopo il Carroccio ci riprova con una manifestazione nazionale. Stessa location,il Porto Antico di Genova, e quasi la stessa data, il 2 dicembre. Identico l’obiettivo: far cadere un governo, quello di Mario Monti. Certo è cambiato lo scenario: allora Bossi stava con Berlusconi “dentro” l’esecutivo, oggi ha dovuto mollare lo scettro a Maroni e la Lega è all’opposizione. È un tentativo ormai in chiave di campagna elettorale visto che il governo tecnico ha comunque i mesi contati. Sonia Viale, segretaria regionale (“federale”) della Liguria traccia il bilancio di un anno dei “tecnici” e trova i «conti economici, dal pil al tasso di disoccupazione all’aumento della tassazione tutti peggiorati». Il tasto dell’Imu, poi: «La seconda rata sarà una bastonata per le famiglie». Obiezione: questa situazione disastrosa l’avete lasciata voi che eravate al governo con Berlusconi…«Noi non abbiamo sostenuto questo governo, Pd e Pdl sì». Ri-obiezione: il Paese un anno fa era sull’orlo del fallimento…«Ma le soluzioni potevano essere diverse- replica Viale-Monti ha adottato quelle più semplici: più tasse, blocco della rivalutazione delle pensioni, l’Imu, gli esodati. E non ha inciso sulla spesa, tanto che il debito pubblico è aumentato. Un governo politico non avrebbe preso tutte queste decisioni». Il 2 dicembre a Genova parleranno il vecchio Capo (estromesso)ma che è rimasto presidente, ovviamente Maroni e i governatori Cota e Zaia. In scena andrà la rinnovata Lega del segretario e candidato governatore in Lombardia, quella che ha «superato con dolore» lo choc della vicenda Belsito e il passo indietro dei due Bossi, Renzo e Umberto: il primo è anche l’unico politico italiano che si è dimesso veramente da un posto d’oro, quello da consigliere regionale in Lombardia. Oggi il Carroccio punta alla macroregione del Nord, Liguria, più Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia e a far “fermare” sul territorio il 75% del gettito fiscale anziché il 44% come avviene adesso. Si sa poi che l’europeismo dei lumbard esclude il Sud del Vecchio Continente e dell’Italia: «Non ce la fanno a stare al passo del Nord» è la sentenza. Il 1 dicembre c’è un altro appuntamento in Liguria, sempre con Bobo Maroni che sarà intervistato da donne: imprenditrici, artigiane, impegnate nell’agricoltura, rappresentanti della società civile, giornaliste. È’ il modello giù sperimentato a Chiavari in settembre. Fa parte del nuovo corso: non solo comizi, ma confronto aperto in particolare con le forze produttive. Un botta e risposta sui temi delle donne, con giornalisti «che non siano della Padania a far domande» precisa la segretaria ligure. Dalla Liguria, dov’è scoppiato lo scandalo Belsito, la Lega cerca di dare una spallata a Monti. In campagna elettorale si troverà a fianco del vecchio alleato Berlusconi, per la Lombardia sono già ai dettagli. Formigoni e Albertini permettendo.

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